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Madonna che scioglie i nodi « Indietro
   
STORIA

Nel '700, in Germania, il pittore Johann Melchior Schmidtner dipinse un quadro che rappresentava Maria mentre scioglieva i nodi di un nastro.

Si trattava molto probabilmente del "nastro matrimoniale" di una coppia che aveva evitato il divorzio. Alla base del dipinto, l'arcangelo Raffaele conduce Tobia verso Sara, la sua futura sposa.
Questo quadro si trova ad Asburgo, vicino a Monaco, nella chiesa di St. Peter am Perlach ed è tuttora esposto.

Nel corso dei secoli si perde il significato coniugale del quadro, ma la devozione popolare del luogo, molto viva, conserva l'essenza della simbologia e nasce l'appellativo "Maria Knotenlöserin" cioè "Maria, colei che scioglie i nodi".

STRAORDINARIA DIFFUSIONE DI UNA NUOVA INVOCAZIONE

Negli anni '80, padre Jorge Mario Bergoglio, che diverrà arcivescovo di Buenos Aires, cardinale e nel 2013 papa, porta in Argentina alcune copie di questo quadro e ne esponde una nell'Università di El Salvador. Da li comincia la diffusione della nuova devozione.

Essa raggiunge la chiesa San José del Talar e poi la chiesa di San José Bautista ed è qui che il parroco, padre Juan Ramon Celeiro, scrive, dapprima per i suoi parrocchiani e poi nel 1998 per il grande pubblico, la novena che dà inizio alla nuova devozione a "Maria che scioglie i nodi".

In pochi anni questo fervore si diffonde in tutta l'America e poi nel mondo intero. La nozione di "nodo della vita" è comune a tutti, qualunque sia l'età, la condizione, la nazionalità, la razza. Chi può dire di esserne esente ? Ormai Maria è invocata anche con il titolo "Maria che scioglie i nodi". Si usa celebrare la sua festa l'8 Dicembre.


DESCRIZIONE DEL QUADRO

Ben visibile sulla parte alta del quadro vi è la colomba, il simbolo più usuale per indicare lo Spirito Santo, in riferimento al battesimo di Gesù al Giordano (Mc 1,10; Mt 3,16; Lc 3,22; Gv 1,32). Nel nostro caso lo Spirito è la forza soave e mite che viene riversata su Maria. Ella infatti è tutta circondata dalla luce di Dio e vive in Dio. Questo simbolo chiaramente esprime una condizione che riguarda tutto l'essere di Maria: lei è la "piena di grazia", ricolma dell'amore di Dio. Possiamo ravvisare la presenza dello Spirito Santo anche nel vento che muove il manto della Madonna. Ebbene, il vento non si vede, ma si fa sentire; non ha un volto da offrire alla visione, ma fa avvertire la sua presenza: è una forza che afferra tutta la persona. Tutta la vita di Maria si snoda sotto l'azione dello Spirito Santo, di cui ella è la sposa (Lc 1,35), per una maternità universale nei confronti di tutti coloro che sono generati da Dio per la fede in Cristo.

L'immagine centrale del quadro è quella di una giovane donna, bella e dolcissima, a figura intera. Sopra le spalle e i fianchi porta un mantello blu, come mosso dal vento. A partire dal XII secolo la Chiesa stabilì che nei quadri, negli affreschi, nei mosaici, nei vetri istoriati, nelle icone e sugli altari, il manto di Maria dovesse essere azzurro, per la precisione blu oltremare, il colore più raro e costoso nella tavolozza dei pittori medioevali, ottenuto dalla polivere di preziosi lapislazzuli. Simboleggia, quindi, la trascendenza, la vita divina. Il manto blu che ricopre Maria è segno della grazia divina che l'ha ammantata fin dal concepimento verginale. Il colore rosso, tratto dalla terra, indica la dimensione umana. La tunica rossa indossata dalla Madonna vuole indicare, quindi, la sua totale sottomissione alla volontà del Padre che ha reso possibile l'incarnazione del Figlio. Perciò Maria ha la veste di colore rosso perchè è una creatura, ma il suo manto è blu per indicare che è la "piena di grazia", ricolma dell'amore di Dio. Dal punto di vista umano, Maria, è solo un'umile ragazza del popolo, non può vantare titoli o ruoli particolari nella società, ma nell'ordine della grazia lei è la tutta santa, la tutta bella; la sua mente, la sua volontà, il suo cuore seono aperti alla grazia di Dio, attenti a coglieri ogni ispirazione divina in una completa disponibilità a compiere la sua volontà: "Ecco la serva del Signore" (Lc 1,38).

Sul capo, Maria, ha una corona di dodici stelle, simbolo di trionfo e di vittoria. Il numero dodici è tradizionalmente ricco di simboli: essendo il prodotto di tre (che simboleggia la divinità) per quattro (che simboleggia l'umanità), sta a indicare la perfetta unione tra l'umano e il divino. Nel mondo ebraico il dodici rappresentava la pienezza: dodici sono le tribù in cui è suddiviso il popolo d'Israele, dodici gli apostoli scelti da Gesù. Un numero perfetto a indicare la grande famiglia dei credenti. La corona richiama anche il capitolo 12 dell'Apocalisse, in cui si presenta la visione della lotta tra la donna e il drago. Si tratta della lotta tra il popolo di Dio, la Chiesa, e Satana. Ma dove c'è la Chiesa c'è Maria, e dove c'è Maria c'è la Chiesa; e il grembo vaginale e fecondo di Maria è il compendio della realtà della Chiesa, vergine feconda. Maria è primizia e immagine della Chiesa. Inoltre la figura della donna è da una parte gloriosa, trionfante, e dall'altra ancora in travaglio. Così in effetti è la Chiesa: se in cielo è già associata alla gloria del suo Signore, nella storia vive continuamente le prove e le sfide che comporta il conflitto tra Dio e il maligno, il nemico di sempre. E in questa lotta, che i discepoli di Gesù devono affrontare, Maria non li lascia soli. Maria, anche se è ormai una volta per sempre entrata nella gloria del cielo, non significa che sia lontana, che sia staccata da noi; anzi, Maria ci accompagna, lotta con noi, sostiene i cristiani nel combattimento contro le forze del male. La preghiera con Maria, in particolare il Rosario, ha anche questa dimensione di "lotta", cioè è una preghiera che sostiene nella battaglia contro il maligno e i suoi complici. Anche il Rosario ci sostiene nella battaglia.

La Vergine ha un volto tenerissimo e dolcissimo, in un atteggiamento pieno di pace; ha gli occhi bassi perchè è tutta concentrata sul compito che le è affidato: sciogliere i nodi, sia grossi che piccoli, di un nastro bianco aggrovigliato. La mediazione materna di Maria si esplica in particolare con la sua intercessione. Come a Cana disse a Gesù "Non hanno vino" (Gv 2,3), così ora in cielo presenta al Figlio tutte le nostre necessità e interpone costantemente la sua materna intercessione.

Maria ha la luna sotto i suoi piedi (AP 12,1-2) con i quali schiaccia la testa al serpente (Gen 3,15): ella è la riparatrice del peccato, colei che recupera l'immagine primitiva vincendo il male. Ella pertanto è la nuova Eva, l'inizio della nuova creazione: Maria è l'Immacolata, ma anche la Regina dell'universo. Ella, infatti, è pienamente associata alla vittoria di Gesù Cristo, suo Figlio, sul peccato e sulla morte. Per questo schiaccia la testa al serpente, simbolo di Satana. Dice San Bernardo: "O quanto tremano i demoni soltanto nel sentire pronunciare il nome di Maria!". Se nelle tentazioni i cristiani avessero la saggezza d'invocare con fiducia il nome di Maria, non cadrebbero "perchè i demoni fuggono e l'Inferno trema al suono di questo nome perfetto!".

È chiaro che durante tutto il corso della storia umana, come nel corso della vita di ciascuno di noi, Maria ci sostiene perchè non cadiamo nell'errore dei progenitori, ma rimaniamo fedeli a Dio, vincendo gli assalti del Demonio.

Anche gli angeli, servitori e strumenti di Dio per accompagnare gli uomini e per custodirli sul cammino (Es 23,20,22), occupano un posto di rilievo nel quadro. A destra si vede una angelo che porge a Maria un nastro con nodi di tutti i tipi. Con i suoi occhi rivolto alla Vergine ci invita a non dubitare anche se i nodi sono tanti e difficili da sciogliere.
All'altro lato, il sinistro, in cui si rispecchiano la luce della misericordia e della salvezza divina, un altro angelo riceve il nastro che scivola ormai liscio nelle sue mani. L'angelo guarda il fedele, al quale mostra con uno sguardo eloquente il nastro privo di nodi per indicare che la sua preghiera è stata ascoltata e che il nodo è stato sciolto per l'intercessione di Maria.

Infine, nella parte inferiore del quadro, si distingue un altro angelo: è Raffaele (che significa "Dio guarisce"). La sua presenza è il segno della delicatezza di un Dio che si serve di intermediari per soccorrere subito chi confida in lui (Tb 3,16-17). Un Dio che si mette al passo degli uomini e cammina con loro, rispettandone i tempi, ma insieme conducendoli verso la felicità. L'arcangelo tiene per mano Tobia (egli si riconosce dal pesce che ha in mano e dal cane che lo segue: il cane è segno della fedeltà di Dio) e lo conduce lungo il cammino. La storia di Tobia è narrata nella Bibbia nel libro che da lui prende il nome. In esso di racconta di come Dio, servendosi di Raffaele, conduce due coppie di sposi, Tobi e Anna, Tobia e Sara, a liberarsi dal male presente nelle loro relazioni familiari e coniugali. In particolare, l'amore tra Tobia e Sara è il segno di un volere di Dio e il loro totale affidamento a lui, anche curando le difficoltà della vita sembrano essere insormontabili e ostili, fa di loro un esempio per tutte le coppie di sposi. I due giovani sono l'immagine di quella coppia che non esclude Dio dalla propria vita, anzi ne fa il centro, perchè solo con lui e attraverso di lui la grazia e l'armonia può sovrabbondare. La loro storia ci insegna che solo la preghiera e l'affidamento a Dio possono scacciare il male e il demonio la cui misteriosa, ma reale azione spesso interviene all'interno della famiglia per distruggerla. Per questo la loro vicenda risulta estremamente feconda di spunti per ogni cammino nunziale, rendendo naturale parlare di difficoltà e di impegno, ma anche di bellezza e di gioia di amarsi.

In Tobia, si può leggere la figura di Wolfgang Langenmantel che, accompagnato dall'angelo custode per chiedere aiuto a Dio in un momento di difficoltà, cammina verso il convento di Gesuiti, che nel quadro è posto sul monte tra cielo e terra, ancora nel buio, ma già illuminato dalla luce della grazia divina.

ORIGINI DELLA DEVOZIONE

Nel 1986 papa Francesco, allora semplice sacerdote gesuita, si trovava in Germania per la sua tesi di dottorato. Durante uno dei suoi numerosi viaggi di studio a Ingolstadt, vide nella chiesa di Sankt Peter l'immagine della Vergine che scioglie i nodi e se ne innamorò all'istante. Ne rimase talmente colpito da portare alcune riproduzioni a Buenos Aires che cominciò a distribuire ai sacerdoti e ai fedeli, incontrando grande rispondenza. Un delle immagini venne esposta nell'Università El Salvador. Ed è proprio da qui che cominciò la diffusione della nuova devozione.
Divenuto poi vescovo ausiliare di Buenos Aires, padre Jorge Mario Bergoglio ne consolidò il culto, continuando a inaugurare cappelle in suo onore e a servirsi dell'immagine anche come personale biglietto da visita, inserendola - insieme a un'immagine di San Giuseppe - nella sua corrispondenza. Con la stessa immagine faceva gli auguri di Natale, di Pasqua. È stata l'immagine che ha usato come ricordino da distribuire il giorno della sua ordinazione episcopale.
Monsignor Bergoglio proseguì sempre instancabilmente nella sua opera di diffusione di questa devozione, dando il proprio imprimatur alla pubblicazione della "Preghiera a Maria che scioglie i nodi".
Nel settembre del 1996, padre Rodolfo Arroyo, che era stato nominato pochi mesi prima parroco di San José del Talar, decise di portare l'immagine nella sua chiesa, situata al centro di Buenos Aires. In meno di tre mesi un'artista locale, Ana María Betta de Berti, dipinse una riproduzione del quadro originale tedesco e la donò alla parrocchia. Il cardinale Bergoglio, celebrando la messa a San José del Talar l'8 dicembre del 2011, dichiarò la chiesa "Santuario di Nostra Signora che scioglie i nodi". Da quel giorno si usa celebrare la sua festa l'8 dicembre e poi ogni 8 del mese.

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